FAQs

Q?

Le cosiddette stampanti 3D possono usare qualsiasi tipo di materiale , oppure hanno delle restrizioni?

A.

L’uso dei materiali nel processo di manifattura additiva è sicuramente un aspetto di particolare importanza. Bisogna innanzitutto specificare che lo studio dei materiali e delle macchine 3D per la loro utilizzazione è un aspetto in continuo sviluppo. Oggi i materiali utilizzati per le specifiche caratteristiche delle parti costruite sono di vario tipo e spaziano dalle leghe metalliche di alluminio e titanio ai polimeri tecnici semplici o rinforzati.

Q?

Come avviene il processo di progettazione e produzione attraverso “additive manufacturing”?

A.

Il pezzo da realizzare è generato a partire da un filo estratto da un software CAD che suddivide il pezzo stesso in una matematica che realizza una forma tridimensionale costituita da sezioni trasversali sottili di spessore adeguato alla precisione che si deve ottenere (slices). La realizzazione fisica dell’oggetto avviene, in una delle possibili configurazioni, tramite un braccio robotizzato recante un ugello dal quale fuoriesce il materiale che costituisce il pezzo da produrre, oppure all’interno di una massa di polveri di polimero oppure metalliche. La fusione può avvenire attraverso riscaldamento localizzato anche con un raggio laser oppure un fascio di elettroni, e la polimerizzazione / sinterizzazione può avvenire ancora con un fascio ad alta energia o direttamente, per caratteristiche intrinseche del materiale.

Q?

Quali sono i vantaggi di questo nuovo processo?

A.

I vantaggi di un tale sistema sono l’alta velocità di realizzazione, ed il costo basso, poichè, esso sostituisce le tecnologia tradizionali di realizzazione del modello, della forma e dello stampo, ed il successivo processo di stampaggio in termo-iniezione o per pressione. Non sono, dunque, necessari stampi e macchinari costosi, e la realizzazione è concorrente alla progettazione, evitando ulteriormente costosi processi di make and test.

Q?

Quali sono le caratteristiche di questo tipo di progettazione?

A.

Il progetto delle parti è completamente libero e facile, senza vincoli che derivano dai sistemi di fabbricazione e dagli utensili. Un elemento fortemente innovativo sarà l’uso delle realtà virtuali, ossia la possibilità di “vedere”, mediante l’utilizzo di appositi macchinari e sistemi di visione, le parti progettate, prima ancora di realizzarle in 3D, in modo da potere attuare , insieme al cliente, sistemi di progettazione in modalità “concurrent”, apportando modifiche e variazioni concettuali e strutturali direttamente via software, evitando la realizzazione di prototipi intermedi, con evidente risparmio di tempo e costi. E poi non bisogna dimenticare un aspetto importante quando si progetta. Questa volta il materiale è da aggiungere ergo bisogna utilizzarne il meno possibile e solo dove tecnicamente serve per ottimizzare il processo produttivo!

Q?

Quali sono le maggiori difficoltà nell’utilizzare la produzione additiva nei settori aerospazio e difesa?

A.

Sicuramente la maggiori difficoltà sono connesse agli aspetti di qualificazione e certificazione. Il materiale utilizzato deve essere materiale qualificato per uso aerospaziale, la macchina deve avere le necessarie caratteristiche di affidabilità e ripetitività delle prestazioni richieste dai requisiti, il software utilizzato deve esser opportunamente certificato, il personale addestrato e riconosciuto. Inoltre, in mancanza di specifici requisiti cliente è necessario operare una qualifica interna del processo di “additive manufacturing” propedeutica a richieste di qualifiche di parte seconda dei clienti. Infine è mandatoria la certificazione del sistema di gestione della qualità (QMS) in conformità alle normative internazionali ISO 9001 ed in aggiunta nell’aeronautica EN 9100.